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Problematiche Legali, Fiscali e Previdenziali legate all'attività di Artista

Studio Legale CORIO – Commercio Internazionale, Marchi, Diritto d’Autore e dell’Arte - Uffici in Italia (Torino) e Spagna (Madrid)
Pubblicato da in Pubblicazioni sul mensile Italia Arte ·

Quando un artista incomincia a ottenere dei riscontri economici dalla sua attività, sorgono tutta una serie di questioni relative agli adempimenti legali, fiscali e previdenziali che sono, indubbiamente, di difficile interpretazione e foriere di molti dubbi.
Senza alcuna pretesa di esaustività, viste la complessità della materia, la difficile coordinazione fra norme di diversa natura e la disparità di trattamento fra le diverse tipologie di artisti (ad esempio il mondo dello spettacolo segue proprie regole previdenziali), cercherò in questa sede di delineare grosso modo le principali questioni sull’argomento per quanto concerne gli artisti delle cosiddette arti visive, ricordando però che solo un’attenta (e preliminare) analisi della concreta situazione da parte di un professionista esperto della materia eviterà all’artista di commettere errori.
La prima questione da affrontare riguarda la reale natura dell’attività remunerata: infatti, in molte occasioni questa non ha ad oggetto una produzione di carattere artistico, ma si concretizza in un’ attività artigiana, nella quale rientrerebbe, ad esempio, la produzione di tutti quei manufatti che, seppur estremamente pregevoli da un punto di vista estetico, non raggiungono la soglia di creativa, originalità e novità necessaria per qualificarli come opere dell’ingegno (vd. Cass. civ. n. 10516/94).
Mi riservo, in un prossimo articolo, di tornare sull’argomento per un’analisi più approfondita anticipando che, nel caso di attività artigianale, gli adempimenti amministrativi e fiscali saranno parzialmente diversi rispetto a quelli riportati in questa sede.
Posto che l’attività svolta sia effettivamente quella artistica remunerata, il primo passo è determinare se l’artista eserciti tale attività in modo sporadico ed occasionale oppure abitualmente anche se in forma non esclusiva (ovvero parallelamente ad altre attività).
La differenza di disciplina che consegue all’esercizio di un’attività occasionale o abituale è notevole anche se, purtroppo, molte volte non è agevole, in assenza di regole univoche, delineare il limite fra l’una e l’altra, risultando indispensabile compiere una valutazione caso per caso tenendo in conto numerosi fattori quali, ad esempio, la natura e le modalità di esercizio dell’attività artistica, se questa venga eseguita su commissione o, invece, si risolva in una cessione ed ancora quale sia il concreto oggetto della cessione.
L’ artista “occasionale” è, in ogni caso, tenuto a rilasciare una ricevuta (in bollo qualora l’importo riportato superi gli € 77,46) di quanto percepito e, successivamente, ad includere quanto percepito nella propria dichiarazione dei redditi.
Qualora l’artista produca un reddito imponibile superiore a € 5.000 in un anno solare a titolo compensi per l’attività svolta in modo occasionale, avrà anche l’obbligo del versamento dei contributi previdenziali in regime della gestione separata INPS dei lavoratori autonomi occasionali (art. 44, c. 2 del D.L. 269/03, convertito in L. 326/03) per i redditi imponibili che superino il suddetto importo (regole diverse valgono per gli artisti del mondo dello spettacolo che dovranno fare riferimento a quanto previsto per l’ ENPALS).
Qualora l’attività lucrativa dell’artista nasca o si trasformi in abituale, ed indipendentemente dal fatto che questa sia esercitata in modo esclusivo o assieme ad altre attività (ad esempio lavoratore dipendente), l’artista produrrà un reddito da lavoro autonomo che, ai sensi dell’art. 53 del TUIR, contribuirà a formare la propria base imponibile.
In questo caso l’artista dovrà dare comunicazione dell’inizio della propria attività abituale, con contestuale richiesta di rilascio di partita IVA, scelta del proprio regime fiscale, inquadramento contributivo e, successivamente, sarà tenuto all’emissione di fattura o ricevuta a seconda dell’operazione effettuata e dell’oggetto della stessa.
Circa l’emissione da parte dell’artista munito di partita IVA di fatture o ricevute, ha generato non poca confusione la questione dell’assoggettabilità ad IVA o meno delle cessioni di opere d’arte.
Sul punto, in molte occasioni ho notato come venga, erroneamente, creduto che la cessione di un quadro, di un’esemplare di opera fotografica o di una scultura effettuato dall’autore in prima persona non sia assoggettabile ad IVA in quanto “cessione di opera dell’ingegno”.
Quanto sopra non è corretto e deriva da un’interpretazione erronea della previsione contenuta all’art. 3 comma 2 nº 2 della cosiddetta “Legge IVA” (Dpr n.633/1972), nella quale si prevede l’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA della cessione, concessione, licenze dei diritti d’autore (tranne quelli relativi alle opere cinematografiche ed ai progetti architettonici) quando vengono poste in essere dall’autore in prima persona o dai suoi eredi o legatari, purché non vengano utilizzate da imprese per la pubblicità commerciale.
Occorre evidenziare che la norma citata non si riferisce alla cessione dell’opera-bene, bensí trasmissione dei diritti d’autore su di essa.
La confusione è particolarmente sentita in occasione della “cessione di opere fotografiche” che, nella maggior parte dei casi, è in realtà una cessione dei diritti di sfruttamento dell’opera fotografica (magari per la sua riproduzione) e non la cessione di un concreto esemplare dell’opera.
Qualora oggetto di cessione sia, invece, l’esemplare dell’opera, allora non troverebbe più applicazione l’esenzione sopra citata, ma la diversa ipotesi (peraltro regolata esplicitamente dalla stessa Legge IVA), di cui alla tab. A parte III numero 127 septiedecies, che prevede l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 10% alle cessioni di “oggetti d'arte, di antiquariato, da collezione, importati; oggetti d'arte di cui alla lettera a) della tabella allegata al decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, ceduti dagli autori, dai loro eredi o legatari”.
Ulteriore conferma di quanto sopra e della non conformità al diritto europeo di una norma che prevedesse la non applicabilità dell’IVA alle cessioni di beni artistici ci perviene, fra l’altro, dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’ Unione Europea (Causa C-169/00 Commissione vs. Repubblica Finlandese).
Fra gli oggetti d’arte a cui risulta applicabile l’aliquota ridotta vi sono: quadri «collages», pitture e disegni, incisioni, stampe e litografie originali, gli esemplari ottenuti in numero limitato da una o più matrici interamente lavorate a mano dall'artista, opere originali dell'arte statuaria o dell'arte scultoria, purché eseguite interamente dall'artista; fusioni di sculture a tiratura limitata, esemplari unici di ceramica, interamente eseguiti dall'artista e firmati dal medesimo, smalti su rame, fotografie eseguite dell'artista, tirate da lui stesso o sotto il suo controllo, firmate e numerate nei limiti di trenta esemplari.
Evidentemente, fuori da questo caso, e quindi qualora la cessione venga effettuata, ad esempio, da una galleria o casa d’aste, l’aliquota sarà quella ordinaria del 20% applicata con il cosiddetto “regime del margine” sulla differenza tra il prezzo del bene dovuto dall’acquirente/aggiudicatario e l’importo dovuto dall’agenzia al proprietario/committente del bene stesso.

Avv. Massimo Corio




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